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Devī
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mwbwDevīcite-ref-1[1] (mwdaDevanagari: देवी) è un vocabolo mwdqsanscrito che significa "Colei che risplende"cite-ref-2[2], termine adoperato per indicare una divinità femminile.

Contents

Note

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Generalità storiche

(inglese)

«The history of the Hindu tradition can be seen as a reemergence of the feminine.»

(italiano)

«La storia delle tradizioni hindu può essere vista come il riemergere del femminino.»

(C. Mackenzie Brown, The triumph of Goddess, New York, 1990cite-ref-3[3])

Sin dall'epoca mwigvedica nell'mwiwInduismo sono menzionate molte dee, quali per esempio Umā, Vāc, Aditī, Sarasvatī, per citare le più importanti. Queste dee non avevano però una funzione rilevante né svolgevano alcun ruolo nel mwjasacrificio, e solo alcune di queste sono sopravvissute nell'Induismo posteriore. Non c'è traccia, inoltre, nella cultura vedica, di una «mwjqGrande Dea»cite-ref-4[4].

È successivamente, nell'epoca medioevale, con i mwkwmwlaPurāṇa (le narrazioni mitologiche), con la mwlqletteratura epica e soprattutto con il diffondersi degli elementi mwlgtantrici, che il mwlwculto delle Dee assume proporzioni considerevoli e si assiste a una graduale assimilazione nella cultura mwmabrahmanicacite-ref-5[5]. Questo pluralismo di divinità non deve però trarre in inganno, perché, come recita un detto popolare hindu:

(sanscrito)

«

ek hi mātā hain

»

(italiano)

«Tutte le Madri sono solo Una»

(citato in André Padoux, Tantra, a cura di Raffaele Torella, traduzione di Carmela Mastrangelo, Einaudi, 2011; pag. 81)

Gli hindu considerano tutte le dee come manifestazione di un'unica Grande Dea (Mahā Devī). La Dea è chiamata "Madre": mwnwMātā, mwoa, mwoqMātāji nell'mwogIndia settentrionale, mwowAmma nelle mwpalingue dravidiche del Sud.cite-ref-6[6]

Se le statuette in terracotta ritrovate a mwqgMohenjo-daro, Merghar e Sheri Khan, le città principali della mwrqvalle dell'Indo, sono interpretabili come la testimonianza di un culto rivolto alla Grande Madre, allora l'attuale devozione alla "Madre", sviluppatasi successivamente all'epoca vedica, può essere vista un rinascere di quel culto che gli mwrgAri non avevano e molto probabilmente ostacolavano.cite-ref-7[7]

Le tradizioni principali

Gavin Floodcite-ref-8[8] distingue tre tradizioni di culto della Dea:

• Le dee di villaggio
• Le dee puraniche
• Le dee tantriche

culti che certamente si sono influenzati a vicenda nel corso del tempo.

Le dee di villaggio

Le dee di villaggio risalgono molto probabilmente ad antichi culti del popolo dei mwxaDravida, la cui cultura si sviluppò dopo il mwxqIII millennio. Sono dee associate a singole località, spesso adorate in forma aniconica, che mwxgaccettano offerte sia vegetali sia animali, spesso anche mwxwalcool e sostanze organiche come il mwyasangue (sostanze considerate mwyqimpure dai culti brahmanici). Non poche di queste dee rappresentano malattie particolari. Alcune hanno poi avuto una diffusione più ampia, come per esempio Sītalā, dea del mwywvaiolo, venerata in tutta l'India settentrionale.cite-ref-9[9]

Le dee puraniche

Poche sono le dee vediche mwagsopravvissute nelle epoche successive, e senz'altro queste hanno poi inglobato contenuti non vedici, oppure sono state identificate con altre dee: è il caso di Vāc, dea della Parola, assimilata in Sarasvatī. Sarasvatī e Lakṣmī, dee già presenti negli inni del mwawmwbaṚgveda, sono, fra le dee vediche, quelle attualmente più note e venerate. Nei mwbqVeda Sarasvatī ("colei che scorre") era una divinità fluviale, è solo successivamente che diventa Dea del Sapere e della Musica, nonché sposa di mwbgBrahmā. Anche il culto di Lakṣmī, consorte di Viṣṇu e Dea della Ricchezza e della Fortuna, si è sviluppato nell'epoca puranica, finendo per assimilare anche quello di Śrī ("luminosa").cite-ref-10[10]

A partire dal VI secolo CE circa, in epoca medievale quindi, il culto di dee menzionate nelle tradizioni narrative dei mwdaPurāṇa era già diffuso in tutta l'India. A Mamallapuram, nel mwdqTamil Nadu, in un tempio risalente al VII secolo vi è rappresentata Durgā mentre uccide il bufalo mwdgMahiṣāsura.cite-ref-11[11] Il culto di Kālī sembra invece successivo. Il mwewMārkaṇḍeya Purāṇa, risalente al V-VII secolo, è un testo ancora molto popolare; uno degli inni, il mwfqDevīmāhātmya, è tuttora recitato durante una delle più grandi feste dedicate a Durgā, la mwfwmwgaDurgā-pūjā. La Dea vi è descritta come realtà ultima e come Mahāmwgqmāyā, la Grande Illusione. In un testo successivo, il mwggmwgwDevībhāgavata Purāṇa, la Dea è origine assoluta del cosmo, controlla mwhaVisnù mediante la sua capacità di indurre il mwhqsonno e non è seconda a nessun dio.cite-ref-12[12]

Le dee tantriche

Nel culto tantrico della Dea, o tantrismo mwjaśākta, si possono distinguere due categorie, o insiemi di tradizionicite-ref-13[13], facenti rispettivamente capo ai testi mwkqTantra dello mwkgśrīkula e a quelli del mwkwkālīkula, la prima più vicina all'ortoprassi brahmanica, la seconda che se ne discosta notevolmente.

Śrīkula

Nelle tradizioni dello mwlwśrīkula ("della dea fausta") una delle dee più note è la Dea mwmaTripurasundarī ("la bellissima delle tre città")cite-ref-14[14], una forma tantrica delle dee mwnqŚrī e mwngLakṣmī. La tradizione corrispondente è denominata anche mwnwmwoaśrī-vidyā, e sebbene abbia avuto origine nel mwoqKashmir ebbe maggior diffusione nell'India meridionale.cite-ref-ref-a-15-0[15]

La Dea è l'assoluto che trascende tutto e, al contempo, il cosmo stesso è una sua manifestazione. Al termine di ogni ciclo dell'universo, la Dea riassorbe il cosmo. Questa ciclicità è vista come espressione e contrazione del suono originale, l'mwpwOm, simbolo di energia e coscienza, come manifestazione della mwqaParola.cite-ref-ref-a-15-1[15]

Connessa a questa visione del cosmo è quella del corpo umano, manifestazione di un corpo supremo, o causale, la cui origine è nella Dea. Nella sua esistenza cosmica, il singolo essere è soggetto a mwrgreincarnarsi, cosa che non gli consente di ritornare alla Dea. La salvezza è possibile mwrwriconoscendo in sé stessi la presenza della Dea, che usualmente giace inattiva, l'mwsaenergia dormiente detta mwsqKundalini ("avvolta"). Attraverso una serie di tecniche e riti, la Kuṇḍalinī viene attivata e mwsgdrizzata, e condotta a mwswunirsi all'altro aspetto del divino, mwtaSiva. I metodi sono quelli dello mwtqHatha Yoga classico.cite-ref-16[16]

Kālīkula

Sono le tradizioni della Dea Nera, con riferimento a Kālī, il cui culto si affermò con probabilità intorno al VII-VIII secolo CE, culto centrale della religione mwwgśaiva del Kashmir.cite-ref-17[17] Fanno parte di queste tradizioni numerose dee, come Kubjikā ("la curva") per esempio, la dea gobba e vecchia; o mwyaChinnamastā ("la decapitata"), che si presenta con la propria testa in mano mentre dal collo zampilla il sangue; o le "sette madri", le mwyqsaptamātṛkā, dee ambigue, associate con l'alfabeto mwygsanscrito, che da un lato cacciano i demoni, dall'altro divorano bambini: tutte dee usualmente caratterizzate da un'iconografia feroce e da una mitologia aggressiva, al contrario di quanto è nello mwywŚrīkula. È l'altro aspetto della Dea che qui prevale: da un lato, nella precedente tradizione, Ella è materna, generosa, anche bella, dispensa beatitudine e abbondanza; dall'altro è aggressiva, sgraziata, pretende offerte di sangue. Altra differenza è nel rapporto con il maschile: generalmente le dee dello mwzaŚrīkula, e quelle puraniche, sono consorti sottomesse ai rispettivi mariti: Pārvatī e Śiva, Lakṣmī e mwzqVisnù, Sarasvatī e mwzgBrahmā, mwzwRādhā e mw0aKṛṣṇa. Le dee del mw0qKālīkula sono invece, in genere, indipendenti. Tripurasundarī è un po' un'eccezione: al contempo bella e generosa, ma comunque indipendente.cite-ref-18[18]

Le pratiche di questa tradizione prevedono sostanze considerate impure nel bramanesimo, come alcool e sangue; adottano sacrifici cruenti e riti macabri, come l'offerta agli mw1wsciacalli, considerati manifestazioni di Kālīcite-ref-19[19]; fanno uso dell'unione sessuale, effettiva o simbolica, quale simbolo del congiungimento di Śiva e Śakti.cite-ref-20[20]

La Dea e il Dio

Nei culti dell'Induismo, una singola Dea è spesso considerata personificazione di mw6amw6qŚakti, l'energia creatrice e immanente del mw6gDio (e questo vale per più di una divinità maschile), e in quanto tale i due termini, Śakti e Devī, sono anche considerati sinonimicite-ref-morales-21-0[21].

Questa relazione fra il Dio e la Dea, fra il possessore della potenza creatrice e la potenza stessa, fra ciò che è mw8atrascendente e ciò che è mw8qimmanente, relazione che sussiste sul piano mw8gmetafisico, trova poi corrispondenza nelle rispettive personificazioni: la Dea diventa allora la compagna del Dio (con poche eccezioni, ogni Dio del pantheon induista ha una compagnacite-ref-morales-21-1[21]); è il suo aspetto femminile senza il quale quello maschile si ritrova incompleto; è l'interceditrice:

«È la dea a permettere la realizzazione dell'opera creatrice. È ancora la dea a controllare l'immaginazione del dio, la sua follia creatrice o distruttrice. [...] È a lei che bisogna rivolgersi.»

(Alain Daniélou, Śiva e Dioniso, traduzione di Augusto Menzio, Ubaldini Editore, 1980; pag. 72)

Le principali dee

«Come Śiva, la Dea incarna il paradosso e l'ambiguità: ella è sensuale ma distaccata, dolce ed eroica, bella e terribile. Poiché è sia l'energia che rende schiavi sia quella che libera, la Dea è la Śakti, ossia l'energia e il potere di Śiva.»

(Gavin Flood, L'induismo, Op. Cit., p. 241)

Il culto della Dea è molto sentito in non poche delle tradizioni hindu. È venerata in molte forme e in vari modi: benevola con i nomi di mw-wParvati, Lalita e altri, terrifica e distruttiva con i nomi di mw-qDurgā, mw-gKālī e altri. Elenco delle principali dee:

• mwaqeAditī divinità vedica, è la dea Madre
• Bagalamukhī ottava dea delle Mahāvidyā: l'Ingannevole
• mwaqcBhairavī sesta dea delle Mahāvidyā: la Terribile
• Bhuvaneśvarī quarta dea delle Mahāvidyā: la Signora dell'Universo
• mwaq0Chinnamastā quinta dea delle Mahāvidyā: la Decapitata
• mwaraDhūmāvatī settima dea delle Mahāvidyā: la Fumante
• mwarmDurgā dea post-vedica: l'Inaccessibile
• Gaurī dea post-vedica: la Signora Bianca
• mwarkKālī prima dea delle Mahāvidyā: la Distruttrice
• Kamalā decima dea delle Mahāvidyā: la Ragazza del Loto
• Kāmeśvarī divinità post-vedica, Dea dell'Amore
• Kubjikā divinità tantrica, la Dea Gibbuta
• mwasuLakṣmī divinità vedica, Dea della Fortuna
• Matāngī nona dea delle Mahāvidyā: la Potenza dell'Elefante
• mwassMahāvidyā gruppo di dieci divinità tantriche, le Dee delle Conoscenza
• mwas4Mātṛkā gruppo di sette dee tantriche, che nella creazione tramite il mwataVerbocite-ref-22[22], sono identificate con le sette vocali
• mwatyPārvatī divinità post-vedica, Figlia della Montagna
• mwatkRādhā divinità tantrica, Dea del Successo
• mwatwSarasvatī divinità vedica, Dea del Sapere
• mwat8Satī divinità post-vedica, la Fedeltà
• Śoḍashī terza dea delle Mahāvidyā: la Sedicenne (conosciuta anche coi nomi: Lalitā, Tripurasundarī)
• mwauuTārā seconda dea delle Mahāvidyā: la Stella
• mwaugUmā divinità vedica, Pace della Notte
• mwausUṣas divinità vedica, l'Aurora
• mwau4Vāc divinità vedica, Dea della Parola

Gli aspetti minori della Dea

• mwavmBhairavī sono le assistenti della coppia mwavuSiva e Durgā
• Dākinī sono demoni femminili, compagne di Kālī
• Grahī le streghe
• Shākinī sono demoni femminili, compagne di Durgā
• Yoginī compagne di Durgā

Note

cite-note-11. mwawg(mwawkmwawoEN) mwawsmwawwDevi, Devī: 33 definitions, su mwaw0wisdomlib.org. mwaw4URL consultato il 27 maggio 2024.
cite-note-22. Alain Daniélou, mwaxiMiti e dèi dell'India, mwaxmOp. cit.; p. 291.
cite-note-33. citato in mwaxcmwaxgDevī: goddesses of India , edited by John Stratton Hawley & Donna M. Wulff, Motilal Banarsidass Publ., 1998; p. 2
cite-note-44. Gavin Flood, mwaxwL'induismo, mwax0Op. Cit., p. 244 e 237.
cite-note-55. Gavin Flood, mwayeL'induismo, mwayiOp. Cit., p. 246.
cite-note-66. Gavin Flood, mwayyL'induismo, mwaycOp. Cit., p. 241 e p. 246.
cite-note-77. Gavin Flood, mwaysL'induismo, mwaywOp. Cit., p. 237 e p. 243.
cite-note-88. Gavin Flood, mwazaL'induismo, mwazeOp. Cit., p. 245.
cite-note-99. Gavin Flood, mwazuL'induismo, mwazyOp. Cit., p. 266.
cite-note-1010. Gavin Flood, mwazoL'induismo, mwazsOp. Cit., p. 249.
cite-note-1111. Gavin Flood, mwaz8L'induismo, mwaaaOp. Cit., p. 248.
cite-note-1212. Gavin Flood, mwaaqL'induismo, mwaauOp. Cit., p. 247.
cite-note-1313. Gavin Flood, mwaakL'induismo, mwaaoOp. Cit., p. 251.
cite-note-1414. Gavin Flood, mwaa4L'induismo, mwaa8Op. Cit., p. 254.
cite-note-ref-a-1515. Gavin Flood, mwabuL'induismo, mwabyOp. Cit., p. 256.
cite-note-1616. Gavin Flood, mwaboL'induismo, mwabsOp. Cit., p. 257.
cite-note-1717. Gavin Flood, mwab8L'induismo, mwacaOp. Cit., p. 252.
cite-note-1818. Gavin Flood, mwacqL'induismo, mwacuOp. Cit., p. 238.
cite-note-1919. Gavin Flood, mwackL'induismo, mwacoOp. Cit., p. 253.
cite-note-2020. Gavin Flood, mwac4L'induismo, mwac8Op. Cit., p. 260.
cite-note-morales-2121. Vedi mwadumwadyDevi / The Concept of Shakti: Hinduism as a Liberating Force for Women, Dr. Frank Gaetano Morales, Ph.D. mwadcArchiviatomwadg il 2 febbraio 2009 in mwadkInternet Archivemwado.
cite-note-2222. Alain Daniélou, mwad8Miti e dèi dell'India, mwaeaOp. cit.; p. 328.

Bibliografia

• mwaeqGavin Flood, mwaeuL'induismo, traduzione di Mimma Congedo, Einaudi, 2006.
• mwaecAlain Daniélou, mwaegMiti e dèi dell'India, traduzione di Verena Hefti, BUR, 2008.

Voci correlate

• mwaewDeva
• mwafiŚakti

Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Devi, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.